Questa è senza dubbio una delle storie più curiose e affascinanti nell’intera evoluzione del pop inglese ed anche una delle più suggestive. Definire il ritorno dei Take That nella formazione originaria di cinque elementi come un evento totalmente inaspettato è a dir poco un eufemismo. Anche solo la vaga possibilità di una reunion è argomento di febbrili speculazioni sin dal 2006 con il sorprendente ritorno alle vette delle classifiche di Gary Barlow, Howard Donald, Jason Orange e Mark Owen, a più di dieci anni dal famoso scioglimento.

Anche dopo quel trionfo inaspettato, la probabilità che Robbie Williams tornasse a far parte della band per completare il line-up originale dei primi anni novanta era estremamente remota – per il gruppo stesso, per Robbie e per chiunque altro.

La band ha però percorso parecchia strada in breve tempo. Le amicizie si sono rinsaldate e, in alcuni casi, formate per la prima volta. Nuove alleanze sono nate ed è emerso qualcosa di veramente bello: cinque uomini sui quarant’anni che hanno conosciuto il trionfo e il disastro, il successo e il fallimento, la felicità e la depressione e che sono uniti, veramente uniti – forse per la prima volta – da una causa comune: fare musica insieme, alle loro condizioni.

Per capire come si è arrivati fino a qui, è necessario fare un passo indietro e tornare nel 2005 quando per la prima volta Gary, Howard, Jason e Mark si ritrovano per parlare di un greatest hits album. I membri del gruppo pop inglese di maggior successo degli anni novanta avevano trascorso quasi dieci anni separati, vedendosi raramente e parlandosi ancora meno. Ciascuno di loro aveva vissuto in modo diverso il periodo trascorso nei Take That e gli anni successivi lontano dalla band. Mentre Robbie scalava vette inimmaginabili di fama e consensi, la promettente carriera di Gary si era arenata. Mark aveva avuto una carriera più lunga ma con minore successo commerciale. Howard era tornato al suo primo amore, la dance music, come DJ. Jason invece, alternando recitazione e viaggi, era tornato a studiare Psicologia, Storia e Sociologia. Un periodo difficile per tutti ma anche ricco di aspetti positivi. Gary, Howard e Mark diventano papà e i cinque ragazzi lentamente si costruiscono delle identità ben distinte dal personaggio di ex boy-band.

Quando ITV propone loro un documentario per celebrare i dieci anni dallo scioglimento dei Take That, Robbie, con grande sorpresa da parte dei ragazzi, accetta di comparire, anche se non con il resto della band. Il grande successo del documentario, oltre sette milioni di spettatori, porta come diretto risultato alla conferenza stampa del 25 novembre 2005 dove Gary, Mark, Howard e Jason annunciano il loro tour in Gran Bretagna. Vendono 560.000 biglietti in tempi record. Il tour dura da aprile a giugno 2006, in 32 palazzetti e stadi nel Regno Unito e in Irlanda. Ancora una volta Robbie compare in forma virtuale: un suo ologramma pre-registrato alto sei metri viene proiettato durante la performance di “Could It Be Magic”.

“A quel punto realizzare un album insieme era praticamente inevitabile,” racconta Mark. Il 9 maggio 2006 i ragazzi firmano un contratto da 3 milioni di sterline con la Polydor. I nuovi Take That versione 2.0 (meno l’ologramma) vanno a Los Angeles per scrivere e registrare un disco con il produttore John Shanks, aprendo così un nuovo capitolo di un libro che tutti ritenevamo ormai chiuso da tempo.

“Patience”, il primo singolo della seconda vita dei Take That, viene pubblicato il 20 novembre 2006: l’epica grandiosità si amalgama bene con la classica sensibilità pop inglese che tanto piace al pubblico. Rinasce un legame tra i fan e la storia dei Take That, la “man-band” che ha lottato per uscire dall’oscurità. “Patience” diventa il loro nono UK number one e un gran successo in tutta Europa. Ai Brit Awards del 2007 il brano viene votato Miglior Singolo Inglese. “Beautiful World”, l’album pubblicato due settimane più tardi, vende 2,5 milioni di copie in Gran Bretagna. Il contagioso e ritmato secondo singolo “Shine”, con la caratteristica voce di Mark al lead vocal, entra in classifica direttamente in prima posizione. Agli Ivor Novello Awards del 2008 “Shine” vince il premio PRS Brano Maggiormente Eseguito e ai BRIT del 2008 vince come Miglior Singolo Inglese.

Ma le cose non si fermano qui. Nell’estate del 2007 i Take That pubblicano il terzo singolo “Rule The World”, un brano ancora più intenso, tratto dalla colonna sonora del film Stardust. Nell’inverno dello stesso anno il Beautiful World Tour – il loro tour più ambizioso e di maggior successo – registra il tutto esaurito con oltre 32 serate in tutto il paese e porta al gruppo un altro BRIT come Migliore Live Act Inglese, nonché il premio per Tour dell’Anno ai Vodafone Live Music Awards. Il ritorno dei Take That genera una vera e propria ondata di consensi popolari e di critica per una band che nella convinzione di tutti, inclusi gli stessi membri del gruppo, era già archiviata da tempo.

“Nessuno di noi poteva aspettarsi una cosa simile,” commenta Mark nel 2008. “Non credo neanche che lo volessimo. Non c’era uno di noi che chiamava gli altri per anni dicendo “Dai, torniamo insieme”. Non sarebbe mai successo. E invece siamo qui.”

“La nostra storia è talmente incredibile,” racconta Gary. “E’ pazzesco. C’è voluto un po’ di tempo perché ci abituassimo all’idea, ad alcuni più di altri, ma questa volta tutti noi ci stiamo godendo questa esperienza, ed è la cosa più importante per me. Questo e il nostro pubblico. Nessun altro gruppo può vantare un pubblico come il nostro. Avevamo già vinto ancora prima di cantare una singola nota.”

I Take That versione 2.0 con Gary Barlow, Howard Donald, Jason Orange e Mark Owen tornano a dominare la musica inglese: Beautiful World, pubblicato nel 2006, diventa otto volte disco di platino nel Regno Unito, tre volte disco di platino in Europa, pari a oltre 2,5 milioni di album venduti in UK.

The Circus, pubblicato nel 2008, diventa sette volte disco di platino nel Regno Unito, registra il più alto numero di vendite nel primo giorno di uscita del 2008 e la terza posizione come primo giorno di maggiori vendite nella storia della discografia inglese. E’ stato il primo album a vendere oltre 300.000 copie ogni settimana per quattro settimane consecutive e ha venduto oltre 2,2 milioni di copie in UK. E’ anche il terzo album nella storia del Regno Unito a raggiungere più velocemente il milione di vendite.

Il The Ultimate Tour Live DVD è il DVD musicale con le vendite più rapide del 2006. Il Beautiful World Live DVD detiene il record del più rapido numero di vendite nella storia del Regno Unito, con 64000 copie vendute nella prima settimana dall’uscita, superando così l’album n° 1 di quella settimana (il CD album di Amy Winehouse “Back To Black”): per la prima volta le vendite di un DVD superano quelle del CD in prima posizione. Il DVD resta saldamente in cima alla Classifica Ufficiale DVD UK per ben otto settimane consecutive.

I Take That oggi: nel 2009 il The Circus Live DVD porta via lo scettro come DVD musicale con le vendite più rapide nella storia del Regno Unito a Beautiful World Live – un primato conquistato nel suo primo giorno di uscita.

Le statistiche del tour sono ancora più impressionanti: le date originarie del The Ultimate Tour registrano il tutto esaurito in 30 minuti, un totale di 28 date sold out in un’ora e dieci minuti con l’aggiunta di sei date negli stadi, rendendolo il secondo tour dalle vendite più rapide del 2005 (dopo Robbie Williams!). The Beautiful World Live Tour registra il tutto esaurito in 40 minuti. Il The Circus Live Tour conquista il record come tour con le vendite più rapide della storia inglese con 600.000 biglietti per le otto date originarie sold out in appena cinque ore. Dal loro ritorno nel 2005, in totale la band ha suonato di fronte a oltre 2,5 milioni di persone.

Come se non bastasse, i ragazzi hanno anche conquistato un primato televisivo regalando ad ITV il loro documentario di maggior successo del 2005: oltre sei milioni di persone hanno guardato Take That: For The Record, che ha anche ricevuto la nomination per la Palma D’Oro.

Da quando sono tornati sulle scene, i Take That si sono anche portati a casa tre Brit Award e un Ivor Novello Award per ‘Brano Maggiormente Eseguito’ per il singolo ‘Shine’ (lead vocal Mark Owen).

Facciamo un passo ancora più indietro alla decade dopo lo scioglimento dei Take That, avvenuto nel 1996. Mentre gli altri ex membri del gruppo vivevano le loro vite per lo più lontano dai riflettori – in alcuni casi per scelta, in altri no – Robbie diventa uno degli artisti solisti di maggior successo del mondo, con 57 milioni di album venduti e la presenza nel Guinness Book of Records per il maggior numero di biglietti mai venduti in un giorno - 1,6 milioni per il suo tour del 2006. Con al suo attivo un totale incredibile di 16 Brit Awards, Williams diventa l’artista solista di maggior successo in UK e ancora oggi detiene il primato per il più grosso concerto live del paese con le 3 date a Knebworth nel 2003, dove ha suonato di fronte a 365.000 persone. Nonostante l’enorme successo Robbie non ha mai nascosto l’angoscia e il dolore per il trattamento subìto durante il suo periodo nei Take That. Rabbia, risentimento e tristezza erano ben presenti da entrambe le parti.

Mentre il ritorno sulle scene dei Take That acquista slancio e consensi, Robbie Williams osserva a distanza, rifiutando il ruolo del fantasma di Banco: nelle interviste mostra sempre sostegno ed entusiasmo. Vuole esserne parte ma allo stesso tempo ha la sua carriera di grande successo. E la sua prima esperienza nei Take That aveva lasciato brutte cicatrici, segnandolo forse più di chiunque altro.

I Take That nascono a Manchester nel 1990 per mano di Nigel Martin-Smith, proprietario di una piccola agenzia di casting e modelli, che individua un gap nel mercato e mette una seconda ipoteca sulla propria casa per finanziare una boy band inglese e rivaleggiare contro gli americani New Kids on the Block ormai in declino.

Gary, un diciannovenne di Frodsham che da cinque anni suonava la tastiera nei circoli ricreativi e componeva canzoni da diversi anni, è la sua prima scoperta. A sostegno di Gary, Nigel prende altri quattro ragazzi carini del nord: Howard, carrozziere, modello e DJ; Jason Orange, imbianchino / decoratore e ballerino; Mark, ex modello bambino; e Robbie, l’ultimo a essere scoperto.

Inizialmente la band si fa conoscere con concerti nei club gay e nelle discoteche per i ragazzini sotto i 18 anni. Nel settembre 1991 i Take That firmano con la BMG per £75.000. I loro primi tre singoli fanno fiasco ma nel 1992 la loro cover di “It Only Takes A Minute” dei Tavares raggiunge la settima posizione e le cose partono in quarta. Segue la ballad di Gary “A Million Love Songs”, “I Found Heaven” e poi un’altra cover “Could It Be Magic” di Barry Manilow.

Il primo album Take That And Party, un misto di ballad di Gary e brani dance super energici, arriva, secondo le parole di un autore, “come un mattone d’argento che frantuma la finestra della stanza di un teenager”.

Il disco successivo, Everything Changes del 1993, contiene quattro numeri uno e fa conoscere la band in tutta Europa e in Asia. In quell’anno e poi nel 1994 e 1995 i Take That diventano un fenomeno mondiale. Sono inseguiti in tutti i paesi da orde di ragazzine urlanti, sono invitati a prendere il tè con la Principessa Diana; possono urlare richieste di canzoni a Elton John. I ragazzi vanno in tour, si esibiscono e promuovono il gruppo con inesorabile determinazione, arrivando a vendere oltre 25 milioni di dischi.

Il loro album del 1995, Nobody Else, viene lanciato con grandi squilli di trombe e la copertina in stile Sgt Pepper rafforza la rivendicazione dei Take That al titolo di band inglese di maggior successo dopo i Beatles. “Back For Good” è il loro maggiore successo fino a quel momento, numero uno in 31 paesi e una hit anche in America.

A quel punto Robbie comincia a “rompere le fila”. Nel luglio 1995 fa un’apparizione sul palco a Glastonbury durante il set degli Oasis e poco tempo dopo lascia il gruppo. Senza Robbie, la band continua in quattro fino al 13 febbraio 1996 quando, durante una conferenza stampa a Londra, i ragazzi annunciano il loro scioglimento. La fine dei Take That è la news principale al telegiornale serale della BBC; viene anche istituita una speciale linea telefonica per assistere le fan disperate. L’ultimo numero uno del gruppo, una cover di “How Deep Is Your Love” dei Bee Gees, accompagna il greatest hits del 1996 dal titolo Never Forget. Ed è proprio così: nessuno si è dimenticato di loro.

La reunion del 2006 era un tributo al loro successo iniziale e anche una dimostrazione che c’era ancora vita nel progetto Take That ma la storia non era certo conclusa. Il gruppo si ritrova nell’aprile 2008 ai Sarm Studios a Notting Hill, ovest di Londra, e inizia a lavorare a un nuovo album, solo loro quattro in una stanza. In estate, quando il produttore John Shanks arriva per iniziare le registrazioni, i ragazzi hanno già scritto 25 nuove canzoni.

Le pressioni per ripetere il successo di Beautiful World erano più interne che esterne. “Abbiamo già dimostrato più volte che ci sappiamo fare, che sappiamo scalare le classifiche pop,” commenta Jason in quel periodo. “Ora ciò che conta è che deve piacere a noi. Vogliamo che ci rappresenti, che faccia capire chi siamo e dove siamo. Vogliamo che sia un disco autentico.”

I brani su The Circus sono vintage Take That e allo stesso tempo rappresentano un coraggioso salto avanti nel futuro: ci sono inni su misura per gli stadi e i megaschermi, ballad intime, brani dai testi intensi e musicalmente eterogenei, teatrali e profondi, candidi e maturi, semplici nel design ed epici nell’esecuzione.

Durante la seconda “rinascita” del gruppo, Robbie e i Take That avevano mantenuto dei contatti saltuari. Nel periodo immediatamente successivo a The Circus, nell’estate 2009, Robbie è a Los Angeles per completare il suo nuovo album solista Reality Killed The Video Star e si ritrova con Gary: insieme parlano di un possibile appuntamento per scrivere un brano.

Poco tempo dopo, a New York lo scorso settembre, i cinque sono di nuovo riuniti. E’ stato, dice Robbie “come tornare a casa”. In realtà era molto più di quello. Era il ritrovo di due potenti forze che potevano distruggersi a vicenda oppure creare qualcosa di ancora più intenso. E’ sufficiente analizzare le recenti statistiche del loro tour sold out ‘Progress’ per capire in che direzione si sta andando: oltre un milione di biglietti venduti in otto ore e 1,34 milioni in totale fa di questo il tour di maggior successo di tutti i tempi nella storia inglese.

Flashback in studio dodici mesi fa. Durante il primo incontro i ragazzi scrivono subito sei brani e creano la base dell’album, prodotto da Stuart Price, che sarà pubblicato per la Polydor il 15 novembre. E’ un disco coraggioso e bellissimo con una nuova direzione che ben rappresenta il capitolo finale nell’evoluzione della band.

Il primo singolo del gruppo riunito dopo oltre 15 anni, l’epica e intensa The Flood, ha già sbaragliato le classifiche dell’airplay radiofonico come nessuno dei loro dischi precedenti.

“Ritrovarci noi cinque in una stanza è sempre stato un sogno ma non sembrava che potesse mai diventare realtà,” racconta Mark. “Ora siamo noi cinque qui a realizzare un disco insieme e questo mi sembra davvero un sogno. E’ stato fantastico poter trascorrere di nuovo del tempo con Rob.”

Dopo 20 anni, 80 milioni di album venduti, 14,5 milioni di biglietti di concerti, 19 BRIT Awards, 13 album al numero uno, 17 singoli al numero uno, otto MTV Awards e cinque Ivor Novello, come boy-band, come man-band, come artisti solisti, come amici e nemici, come eroi e cattivi, alla fine i Take That sono tornati, una bella novità senza tante complicazioni: semplicemente un gruppo pop di uomini adulti e una band di fratelli.

“La vita è meravigliosamente strana a volte,” commenta Jason. I Take That ne sono la chiara, emozionante dimostrazione.